No Gravity

Ha debuttato il 6 dicembre al teatro Ventaglio Nazionale lo spettacolo Nogravity risultato di un esperimento ideato da Emiliano Pellisari, autore e regista teatrale, e voluto da Antonio Gnecchi Ruscone della AGR Associati S.r.l.. Il progetto di Pellisari di portare in scena le evoluzioni del corpo umano annullando la forza di gravità, ha suscitato l’interesse del produttore teatrale milanese Ghecchi e del suo staff, già noto per aver organizzato alcune tra le produzioni più note nell’ambito dell’espressione artistica multiforme (musica, danza, teatro) tra cui AEROS, The Parsons Dance Company, Waterwall. L’idea parte dall’utilizzo di una sofisticata macchina teatrale, ideata e realizzata da Pellisari, con la quale i ballerini, all’interno di una grande scena cubica di 8 metri per lato, si muovono in una nuova dimensione che permette ai protagonisti di volare liberamente rivelando tutte le potenzialità espressive del corpo nell’aria. Le coreografie, curate da Brian Sanders, già ballerino e autore dei Momix ed attualmente coreografo di Rockpolitik, il programma di Adriano Celentano, percorrono tutte le fasi della vita evolutiva umana, descrivendo gli sforzi dell’uomo che tende verso l’alto con i mezzi più vari, per raggiungere la serenità e la leggerezza perdute nel paradiso terrestre. Da quelli ai limiti dell’impossibile utilizzati dal circo cinese, al più banale ascensore, sino alla contemporanea mania del bunjee jumping: nei vari quadri i ballerini, effettuano acrobazie ed evoluzioni impensate agevolate dai movimenti di luci e colori e accompagnate dalla musica, ora martellante, ora più lounge. Questo tourbillon di effetti, tuttavia, relega la danza ad un ruolo di secondo piano, distraendo lo spettatore dalla struttura narrativa del susseguirsi delle scene (assai suggestiva quella del Caleidoscopio Umano finale), per portarlo, piuttosto, a trovare una risposta alla domanda: ma come funziona la macchina?

Manuela Bellistri